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Biogas - l impianto va dissequestrato
Date: 19/10/2014
Il Tribunale del riesame accoglie il ricorso del difensore dei tre indagati Agri Power Plus per la presunta truffa a Santa Rita

 

di Pierluigi Sposato CINIGIANO Generalmente, il Tribunale del riesame viene considerato come un "plotone di esecuzione" che non lascia scampo a chi è sotto inchiesta. Invece, per il caso del biogas di Cinigiano, i tre indagati per truffa da 1,3 milioni ai danni del Gestore servizi elettrici e gli scarichi abusivi - Andrea Salzillo, Giovanni Di Meo e Marzio Scheggi - hanno ottenuto il massimo del risultato. I giudici del collegio (Puliatti presidente, Muscogiuri estensore, Compagnucci) hanno dissequestrato l'impianto al Camone di Santa Rita, revocando il sequestro preventivo del 26 settembre scorso. Perché, come scrive il collegio occorre «prendere atto della incapacità degli elementi indiziari posti a fondamento dell'accusa di resistere ai contrapposti elementi e argomenti difensivi». Insomma, l'avvocato Alessandro Antichi ha convinto il collegio della insussistenza delle ipotesi accusatorie mosse nei confronti della Cinigiano Agri Power Plus, cui tuttavia il collegio riconosce «un egregio lavoro investigativo, svolto con altissimo scrupolo dai competenti organi della polizia di stato e dal corpo forestale dello stato». Ma qualcosa è saltato nelle date e qualche termine è stato equivocato. Perché secondo il Tribunale, documenti alla mano, «la società proprietaria dell'impianto ha realizzato quest'ultimo nei tempi e secondo le modalità prescritte» dalla Provincia e l'impianto era in esercizio prima del 31 dicembre (termine ultimo per usufruire dei benefici maggiori). Lo dicono i documenti della stessa Provincia, lo dicono i documenti Enel, lo dicono i tecnici e gli incaricati Enel: «alle 11,05 del 27 dicembre 2012 è stata eseguita la installazione del gruppo di misurazione alla rete» e 5' dopo era in tensione. È possibile anche che ci sia stato un equivoco, nota il collegio, sui termini: sulla "entrata in esercizio" e sulla "entrata in esercizio commerciale" . Tra i due periodi corre normalmente un periodo di avviamento e collaudo, inferiore ai 18 mesi. «Non esiste alcuna adeguata prova storica e tecnica che al 27 dicembre 2012 non sia stato effettuato il primo funzionamento dell'impianto in parallelo con il sistema elettrico, così come risultante dal sistema Gaudì, che per definizione dà luogo all'entrata in esercizio». Insomma, un altro punto a favore della regolarità dell'iter seguito da Cinigiano Agri Power Plus. Il collegio sgombra il campo anche dai presupposti accusatori sui tempi di realizzazione delle opere per le quali non erano stati rilasciati i certificati di conformità e collaudo, affermando che l'inesistenza delle opere non è dimostrata. C'è poi il capitolo che riguarda l'approvvigionamento dell'impianto almeno al 50% con biomasse prodotte dalla stessa azienda. Potrebbe essere non decisiva, perché imprecisa, la verifica da foto dal satellite su internet. Eppoi non sono stati sentiti i fornitori. Anzi, c'erano 126 ettari più altri 168 ettari presi in affitto con contratti «di cui gli inquirenti apparentemente non conoscevano l'esistenza e le cui superfici effettivamente coltivate corrisponderebbero a quelle dichiarate». C'era poi e da tempo, e la difesa l'ha dimostrato, un adeguato impianto di irrigazione. Dunque tutto era utilizzabile. E almeno in astratto il materiale combustibile era assicurato. Né può costituire frode l'approvvigionamento di materiali al locale Consorzio agrario (a proposito del contributo "esterno" all'azienda). L'ultimo capitolo è riservato agli scarichi ritenuti fuorilegge, cioè quel liquido scuro che, uscito da una platea in cemento ospitante una griglia di stoccaggio di biomasse, defluiva nei corsi circostanti, ritenuto percolato. Secondo il tecnico Arpat, si trattava «piuttosto della conseguenza del deflusso delle acque meteoriche sul materiale organico stoccato».

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