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Area Clienti
Morì investito in bicicletta E' scontro tra le consulenze
Date: 14/02/2017
GROSSETO. Non c’è accordo praticamente su nulla: dalla segnaletica alla velocità. Il processo per la morte di Pietro Magagnini, il commercialista di 46 anni travolto da un carroattrezzi mentre era in bici tra via Arcidosso e via della Repubblica (agosto 2013), vive la fase delle consulenze. E delle posizioni contrastanti tra le parti, che si sono affidati ai consulenti per cercare di arrivare alla verità. Dice l’ingegner Gianfranco Savelli, incaricato dal sostituto procuratore Giuseppe Coniglio: «La velocità del carroattrezzi era di 95 km all’ora. Si deduce dai 42 metri di frenata prima dell’impatto. Se fosse andato a 50 all’ora, avrebbe evitato il sinistro, poiché aveva 60 metri di avvistamento e 30 a disposizione per la frenata». C’è un concorso del ciclista? chiede il giudice Gian Marco De Vincenzi? «Il problema è complesso: per il ciclista, lì manca un segnale verticale, esistente invece dalla parte opposta: sulla ciclabile c’è solo un segnale orizzontale. C’è un conflitto tra segnaletica. E comunque chi percorre via della Repubblica deve dare la precedenza a chi è sulla ciclabile». Il difensore dell’imputato Giuseppe Basso, l’avvocato Luca Montemaggi, fa osservare che l’articolo 145 del Codice della strada impone a chi percorre la ciclabile di dare la precedenza. È così? L’assistente di polizia municipale Davide Malossi, chiamato dal pm, spiega che «il cartello blu posto nelle vicinanze impone agli automobilisti l’obbligo di dare la precedenza a chi percorre la ciclabile mentre quello circolare invita a prestare attenzione». C’è comunque carenza di segnaletica su via Arcidosso. E lo ripete anche l’ingegner Lorenzo Loreto, consulente per la parte civile (avvocato Alessandro Antichi), già direttore della Motorizzazione di Grosseto. Aggiungendo: «Il ciclista si è fermato per un secondo, è ripartito, è stato colpito dopo 1 secondo e mezzo. Le parole del testimone sono confermate. La velocità era di 2 o 3 metri al secondo: è definita “andatura lenta” e Magagnini non era al massimo della velocità e, anche se non aveva l’obbligo di dare la precedenza, aveva rallentato». Il carroattrezzi «non avrebbe evitato l’impatto se fosse andato a 75 all’ora; a 50 all’ora sì». L’ingegnere ha trovato riscontro alle sue conclusioni da uno studio dell’Università di Catania. «L’asfalto? In buone condizioni, quasi perfetto». Di tutt’altro parere Alfredo Targioni, consulente della difesa: «Il manto stradale è in pessime condizioni, anche ora. La frenata è tutta dentro una crepa profonda 5 centimetri. Come su un binario, il carroattrezzi è sbandato verso destra a una velocità di 74 all’ora. Quel mezzo non arriva a 95 all’ora. E comunque era il ciclista che doveva dare la precedenza». Manca ancora un testimone, sarà sentito a ottobre.
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